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23 Gen
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Pastorale della Salute | XXXIV Giornata Mondiale del Malato

Papa Leone XIV ha scelto il tema per la XXXIV Giornata Mondiale del Malato, che sarà celebrata l’11 febbraio 2026: “La compassione del Samaritano: amare portando il dolore dell’altro”.

Il tema, mettendo al centro la figura evangelica del samaritano che manifesta l’amore prendendosi cura dell’uomo sofferente caduto nelle mani dei ladri, vuole sottolineare questo aspetto dell’amore verso il prossimo: l’amore ha bisogno di gesti concreti di vicinanza, con i quali ci si fa carico della sofferenza altrui, soprattutto di coloro che vivono in una situazione di malattia, spesso in un contesto di fragilità a causa della povertà, dell’isolamento e della solitudine.

La Giornata Mondiale del Malato, istituita da san Giovanni Paolo II nel 1992, vuole essere un momento privilegiato di preghiera, di vicinanza e di riflessione per tutta la comunità ecclesiale e per la società civile, chiamata a riconoscere il volto di Cristo nei fratelli e nelle sorelle segnati dalla malattia e dalla fragilità.

“Fonte: www.humandevelopment.va

Di seguito il messaggio del Santo Padre per la XXXIV Giornata Mondiale del Malato:

La compassione del samaritano: amare portando il dolore dell’altro

 Cari fratelli e sorelle!

La XXXIV Giornata Mondiale del Malato sarà celebrata solennemente a Chiclayo, in Perù, l’11 febbraio 2026. Per questa circostanza ho voluto riproporre l’immagine del buon samaritano, sempre attuale e necessaria per riscoprire la bellezza della carità e la dimensione sociale della compassione, per porre l’attenzione sui bisognosi e sui sofferenti, come sono i malati.

Tutti abbiamo ascoltato e letto questo commovente testo di San Luca (cfr Lc 10,25-37). A un dottore della legge che gli chiede chi sia il prossimo da amare, Gesù risponde raccontando una storia: un uomo che viaggiava da Gerusalemme a Gerico fu aggredito dai ladri e lasciato mezzo morto; un sacerdote e un levita passarono oltre, ma un samaritano ebbe compassione di lui, gli fasciò le ferite, lo portò in una locanda e pagò perché fosse curato. Ho voluto proporre la riflessione su questo passo biblico, con la chiave ermeneutica dell’Enciclica Fratelli tutti, del mio amato predecessore Papa Francesco, dove la compassione e la misericordia verso il bisognoso non si riducono a un mero sforzo individuale, ma si realizzano nella relazione: con il fratello bisognoso, con quanti se ne prendono cura e, alla base, con Dio che ci dona il suo amore.

 

  1. Il dono dell’incontro: la gioia di dare vicinanza e presenza

 

Viviamo immersi nella cultura della rapidità, dell’immediatezza, della fretta, ma anche dello scarto e dell’indifferenza, che ci impedisce di avvicinarci e fermarci lungo il cammino per guardare i bisogni e le sofferenze che ci circondano. La parabola racconta che il samaritano, vedendo il ferito, non è “passato oltre”, ma ha avuto per lui uno sguardo aperto e attento, lo sguardo di Gesù, che lo ha portato a una vicinanza umana e solidale. Il samaritano «si è fermato, gli ha donato vicinanza, lo ha curato con le sue stesse mani, ha pagato di tasca propria e si è occupato di lui. Soprattutto gli ha dato […] il proprio tempo».[1] Gesù non insegna chi è il prossimo, ma come diventare prossimo, cioè come diventare noi stessi vicini.[2] A questo proposito, possiamo affermare con Sant’Agostino che il Signore non ha voluto insegnare chi fosse il prossimo di quell’uomo, ma a chi lui doveva farsi prossimo. Infatti nessuno è prossimo di un altro finché non gli si avvicina volontariamente. Perciò si è fatto prossimo colui che ha avuto misericordia.[3]

L’amore non è passivo, va incontro all’altro; essere prossimo non dipende dalla vicinanza fisica o sociale, ma dalla decisione di amare. Per questo il cristiano si fa prossimo di chi soffre, seguendo l’esempio di Cristo, il vero Samaritano divino che si è avvicinato all’umanità ferita. Non si tratta di semplici gesti di filantropia, ma di segni nei quali si può percepire che la partecipazione personale alle sofferenze dell’altro implica il donare sé stessi, significa andare oltre il soddisfacimento dei bisogni, per arrivare a far sì che la nostra persona sia parte del dono.[4] Questa carità si nutre necessariamente dell’incontro con Cristo, che per amore si è donato per noi. San Francesco lo spiegava molto bene quando, parlando del suo incontro con i lebbrosi, diceva: «Il Signore stesso mi condusse tra loro»,[5] perché attraverso di loro aveva scoperto la dolce gioia di amare.

Il dono dell’incontro nasce dal legame con Gesù Cristo, che identifichiamo come il buon samaritano che ci ha portato la salute eterna e che rendiamo presente quando ci chiniamo davanti al fratello ferito. Sant’Ambrogio diceva: «Poiché dunque nessuno ci è più prossimo di colui che ha guarito le nostre ferite, amiamolo come Signore, e amiamolo anche come prossimo: niente infatti è così prossimo come il capo alle membra. Amiamo anche colui che è imitatore di Cristo: amiamo colui che soffre per la povertà altrui, a motivo dell’unità del corpo».[6] Essere uno nell’Uno, nella vicinanza, nella presenza, nell’amore ricevuto e condiviso, e godere, come San Francesco, della dolcezza di averlo incontrato.

 

  1. La missione condivisa nella cura dei malati

 

San Luca prosegue dicendo che il samaritano “sentì compassione”. Avere compassione implica un’emozione profonda, che spinge all’azione. È un sentimento che sgorga da dentro e porta all’impegno verso la sofferenza altrui. In questa parabola, la compassione è il tratto distintivo dell’amore attivo. Non è teorica né sentimentale, si traduce in gesti concreti: il samaritano si avvicina, medica le ferite, si fa carico e si prende cura. Ma attenzione, non lo fa da solo, individualmente, «il samaritano cercò un affittacamere che potesse prendersi cura di quell’uomo, come noi siamo chiamati a invitare e incontrarci in un “noi” che sia più forte della somma di piccole individualità».[7] Io stesso ho constatato, nella mia esperienza di missionario e vescovo in Perù, come molte persone condividono la misericordia e la compassione alla maniera del samaritano e dell’albergatore. I familiari, i vicini, gli operatori sanitari, le persone impegnate nella pastorale sanitaria e tanti altri che si fermano, si avvicinano, curano, portano, accompagnano e offrono ciò che hanno, danno alla compassione una dimensione sociale. Questa esperienza, che si realizza in un intreccio di relazioni, supera il mero impegno individuale. In questo modo, nell’Esortazione apostolica Dilexi te non solo ho fatto riferimento alla cura dei malati come a una «parte importante» della missione della Chiesa, ma come a un’autentica «azione ecclesiale» (n. 49). In essa citavo San Cipriano per mostrare come in quella dimensione possiamo verificare la salute della nostra società: «Questa epidemia, questa peste, che sembra orribile e funesta, mette alla prova la giustizia di ognuno, ed esamina i sentimenti del genere umano: se i sani servano i malati, se i parenti amino con rispetto i loro congiunti, se i padroni abbiano compassione dei servi che stanno male, se i medici non abbandonino i malati che chiedono aiuto».[8]

Essere uno nell’Uno significa sentirci veramente membra di un corpo in cui portiamo, secondo la nostra vocazione, la compassione del Signore per la sofferenza di tutti gli uomini.[9] Inoltre, il dolore che ci commuove non è un dolore estraneo, è il dolore di un membro del nostro stesso corpo del quale il nostro Capo ci comanda di prenderci cura per il bene di tutti. In questo senso si identifica con il dolore di Cristo e, offerto cristianamente, affretta il compimento della preghiera del Salvatore stesso per l’unità di tutti.[10]

 

  1. Spinti sempre dall’amore per Dio, per incontrarci con noi stessi e con il fratello

 

Nel duplice comandamento: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso» (Lc 10,27), possiamo riconoscere il primato dell’amore per Dio e la sua diretta conseguenza sul modo di amare e di relazionarsi dell’uomo in tutte le sue dimensioni. «L’amore per il prossimo rappresenta la prova tangibile dell’autenticità dell’amore per Dio, come attesta l’apostolo Giovanni: “Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi. […] Dio è amore; chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui” (1Gv 4,12.16)».[11] Sebbene l’oggetto di tale amore sia diverso: Dio, il prossimo e sé stessi, e in tal senso possiamo intenderli come amori distinti, essi sono sempre inseparabili.[12] Il primato dell’amore divino implica che l’azione dell’uomo sia compiuta senza interesse personale né ricompensa, bensì come manifestazione di un amore che trascende le norme rituali e si traduce in un culto autentico: servire il prossimo è amare Dio nei fatti.[13]

Questa dimensione ci permette anche di rilevare ciò che significa amare sé stessi. Significa allontanare da noi l’interesse di fondare la nostra autostima o il senso della nostra dignità su stereotipi di successo, carriera, posizione o discendenza [14] e recuperare la nostra collocazione davanti a Dio e al fratello. Benedetto XVI diceva che «la creatura umana, in quanto di natura spirituale, si realizza nelle relazioni interpersonali. Più le vive in modo autentico, più matura anche la propria identità personale. Non è isolandosi che l’uomo valorizza se stesso, ma ponendosi in relazione con gli altri e con Dio».[15]

Cari fratelli e sorelle, «il vero rimedio alle ferite dell’umanità è uno stile di vita basato sull’amore fraterno, che ha la sua radice nell’amore di Dio».[16] Desidero vivamente che nel nostro stile di vita cristiana non manchi mai questa dimensione fraterna, “samaritana”, inclusiva, coraggiosa, impegnata e solidale, che ha la sua radice più intima nella nostra unione con Dio, nella fede in Gesù Cristo. Infiammati da questo amore divino, potremo davvero donarci per il bene di tutti i sofferenti, specialmente dei nostri fratelli malati, anziani e afflitti.

Eleviamo la nostra preghiera alla Beata Vergine Maria, Salute dei malati; chiediamo il suo aiuto per tutti coloro che soffrono, che hanno bisogno di compassione, ascolto e conforto, e supplichiamo la sua intercessione con questa antica preghiera, che veniva recitata in famiglia per coloro che vivono nella malattia e nel dolore:

Dolce Madre, non allontanarti,
non distogliere da me il tuo sguardo.
Vieni con me ovunque
e non lasciarmi mai solo.
Tu che sempre mi proteggi
come mia vera Madre,
fa’ che mi benedica il Padre,
il Figlio e lo Spirito Santo.

Imparto di cuore la mia benedizione apostolica a tutti i malati, ai loro familiari e a quanti li assistono, agli operatori sanitari, alle persone impegnate nella pastorale della salute e in modo speciale a coloro che partecipano a questa Giornata Mondiale del Malato.

Dal Vaticano, 13 gennaio 2026

LEONE PP. XIV

XXXIV Giornata Mondiale del Malato: Veglia di Preghiera Diocesana

 

 

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23 Gen
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Celebrazione ecumenica della Parola di Dio

Domenica 25 gennaio alle ore 18.30, nella Parrocchia ortodossa rumena di San Matteo Apostolo ed Evangelista in Salerno, padre Alexandru Pistritu e la sua comunità accoglieranno S.E. Mons. Andrea Bellandi, il pastore Pasquale Gigante, il pastore Gioele Rio e il pastore Antonio Celenta per la Celebrazione ecumenica della Parola di Dio in occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani.
“Cercare l’unità tra i cristiani è un impegno per tutto l’anno, ma in alcuni momenti è bello esprimere il grado di comunione già raggiunto tra le chiese  pregare insieme per il raggiungimento della piena unità che è il volere di Cristo stesso”.

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23 Gen
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Pastorale della Famiglia | 48° Giornata per la Vita

Domenica 1° febbraio 2026 si celebra la 48ª Giornata Nazionale per la Vita, promossa dalla CEI, un appuntamento che da quasi cinquant’anni richiama l’attenzione di tutta la comunità sul valore inviolabile della vita umana, dal concepimento alla morte naturale.

Il tema scelto per il 2026, “Prima i bambini!”, è un forte richiamo alla responsabilità personale e collettiva di mettere al centro i più piccoli, i più fragili, coloro che non hanno voce ma hanno diritto a essere accolti, amati e protetti, e tra questi i bambini concepiti e non ancora nati.

Di seguito il Messaggio della CEI:

Guardatevi dal disprezzare qualcuno di questi piccoli; perché io vi dico che i loro angeli in cielo vedono continuamente la faccia del Padre mio. (Mt 18,10)

 

Un commento al messaggio e maggiori informazioni nella pagina dedicata al Centro per la Vita “il Pellicano

Il Pellicano – centro di aiuto alla vita

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21 Gen
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XXX Giornata Mondiale della Vita Consacrata

Lunedì 2 febbraio 2026, alle ore 18.00, presso il Santuario Santa Maria della Speranza a Battipaglia, in occasione della Festa della Presentazione del Signore, l’Arcidiocesi di Salerno – Campagna – Acerno celebrerà la XXX Giornata Mondiale della Vita Consacrata. L’evento prevede la Santa Messa presieduta da S.E. Mons. Andrea Bellandi.

Subito dopo la celebrazione, il programma proseguirà con una serie di testimonianze riguardanti diverse esperienze di vita consacrata, seguite da un momento di festa da vivere insieme. I sacerdoti e i diaconi sono invitati a portare con sé camice e stola per la partecipazione alla liturgia.

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20 Gen
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Formazione e aggiornamento del clero | gennaio 2026

Nei giorni di martedì 27, mercoledì 28 e giovedì 29 gennaio presso il Seminario Metropolitano “Giovanni Paolo II” si svolgeranno gli incontri di aggiornamento del clero, un appuntamento che, per volontà dell’Arcivescovo Mons. Andrea Bellandi, diventerà un punto di riferimento stabile nel calendario diocesano annuale.

Le tre giornate di studio e fraternità si articoleranno secondo il seguente programma tematico:

Martedì 27 gennaio: La famiglia

  • Tema: La vita di fede in famiglia con particolare attenzione all’accoglienza e all’accompagnamento delle famiglie ferite.

  • Relatore: Fra Marco Vianelli, Direttore dell’Ufficio Nazionale per la Famiglia.

  • La giornata prevede una relazione mattutina seguita da momenti laboratoriali e una sintesi assembleare nel pomeriggio.
Mercoledì 28 gennaio: L’umanità del sacerdote
  • Tema: L’umanità del prete: fondamento essenziale per un ministero proficuo.

  • Relatrice: Dott.ssa Caterina Di Filippo, psicologa e membro dell’equipe formativa dei Seminari di Capodimonte e Posillipo.
  • Anche in questa sessione, il confronto sarà arricchito da lavori di gruppo per favorire la condivisione delle esperienze ministeriali.

Giovedì 29 gennaio: Prassi pastorale e Sacramenti

  • Tema: Aspetti problematici pastorali legati all’ammissione ai sacramenti (Battesimo, Eucaristia), all’ufficio di padrini e alla confessione in situazioni irregolari.

  • Modalità: Introduzione a cura del Direttore dell’Ufficio Giuridico e dibattito aperto con i direttori degli uffici competenti.

Tutti gli incontri inizieranno alle ore 9.30 con l’accoglienza e si concluderanno con un momento di fraternità a pranzo, parte integrante del cammino condiviso della famiglia presbiterale.

Di seguito la lettera da parte dell’Arcivescovo e il programma dettagliato delle tre giornate di aggiornamento:

Programma Tre giorni aggiornamento clero Lettera invito Aggiornamento clero-1

 

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20 Gen
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Il Diac. Antonio Ferrisi è tornato alla casa del Padre

È venuto a mancare il Diac. Antonio Ferrisi, Diacono Permanente del clero dell’Arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno.

Il rito funebre sarà celebrato oggi, martedì 20 gennaio, alle ore 16.00 presso l’Abbazia di Santa Maria La Nova in Campagna.

L’Arcivescovo, il Vescovo Ausiliare, i Presbiteri e i Diaconi, nell’esprimere sentimenti di cristiana partecipazione al lutto, assicurano alla famiglia la loro vicinanza nella preghiera di suffragio.

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20 Gen
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Unitalsi | Peregrinatio delle Reliquie di Santa Bernadette Soubirous

A partire da lunedì 26 e fino a mercoledì 28 gennaio, la comunità di Solofra vivrà un intenso momento di spiritualità e devozione. L’Unitalsi (la Sottosezione di Solofra), in collaborazione con la Rettoria di San Domenico, accoglierà le reliquie di Santa Bernadette Soubirous.

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19 Gen
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Chiusura degli uffici di Curia in occasione della formazione permanente del Clero

Si comunica che in occasione della formazione permanente del Clero che, si terrà nei giorni 27, 28 e 29 gennaio pp.vv., presso il Seminario Metropolitano “Giovanni Paolo II” in Pontecagnano Faiano gli uffici della Curia Arcivescovile resteranno chiusi al pubblico.
L’Ufficio diocesano per le comunicazioni sociali e la cassa diocesana resteranno regolarmente aperti.

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15 Gen
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XXXVII Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei

Lunedì 19 gennaio 2026 alle ore 18.45, online sulla piattaforma Webex, si terrà la XXXVII Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei.

L’evento, promosso dall’Ufficio per l’Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso, si ispira al versetto biblico: «In te si diranno benedette tutte le famiglie della terra» (GN 12,3). L’incontro di quest’anno riveste un’importanza particolare in occasione della ricorrenza di “Sessant’anni di Nostra Aetate”, il documento fondamentale del Concilio Vaticano II sulle relazioni con le religioni non cristiane.


Interverrano:

  • S.E. Mons. Andrea Bellandi, Arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno.
  • Prof.ssa Maria Velia Loguercio, Teologa e Referente per il dialogo ebraico-cristiano presso la Conferenza Episcopale Campana.
  • Prof. Gadi Luzzatto Voghera, Direttore del CDEC (Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea) di Milano.
  • Prof. Sergio Tanzarella, Docente di Storia della Chiesa presso la Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale.

I ringraziamenti saranno affidati al Prof. Mariano Vitale, Direttore dell’Ufficio diocesano per l’Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso.

Per seguire l’evento in diretta e partecipare al dibattito, è sufficiente collegarsi al seguente link: LINK

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15 Gen
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Determina RUP num. 130 prot. 21

Determina determina per la liquidazione per i servizi professionali di direzione lavori, contabilità e coordinamento della sicurezza in fase di esecuzione al primo SAL relativi agli “Interventi di sicurezza sismica della chiesa di Santa Maria Solditta – Buccino (Sa)

Prot_21_14_01_2026_MIC_P128_Determina R.U.P. n.130

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