Venerdì 27 marzo alle ore 18.00, all’interno dell’istituto penitenziario, si terrà una Via Crucis che, diversamente dagli anni passati, vedrà coinvolti insieme detenuti, polizia penitenziaria, volontari e responsabili della struttura, in un momento di profonda condivisione spirituale e umana.
L’iniziativa nasce dal desiderio di vivere questo tempo forte non come un rito distante, ma come un’esperienza concreta e incarnata nella realtà quotidiana del carcere. «Non siamo qui per celebrare un rito lontano – si legge nel testo introduttivo – ma per riconoscere che il Calvario di Gesù attraversa esattamente questi corridoi, queste celle e questi uffici».
In un luogo dove spesso il tempo pesa e le mura sembrano limitare la speranza, la Via Crucis diventa segno di una presenza che si fa vicina: quella di Cristo che entra nelle ferite dell’umanità. Gesù, che ha conosciuto l’ingiustizia, l’isolamento e l’abbandono, si rende compagno di ogni persona, permettendo a ciascuno di riconoscere nelle stazioni un frammento della propria storia.
Particolarmente significativo sarà l’abbattimento simbolico delle barriere tra i ruoli: non solo detenuti o agenti, direttori o volontari, ma uomini e donne uniti dalle proprie fragilità e responsabilità. Ognuno portatore della propria croce: quella dell’errore, della distanza dagli affetti, del servizio alla sicurezza o dell’impegno educativo.
La celebrazione sarà presieduta da Don Antonio Romano, alla presenza del Direttore del carcere Carlo Brunetti, ed è organizzata dall’Ufficio Diocesano di Pastorale Penitenziaria, guidato dal direttore Don Rosario Petrone.
L’incontro si propone come un cammino di verità e speranza, una preghiera condivisa perché «questo cammino non finisca contro un muro, ma apra un varco verso la Pasqua». Un messaggio forte che ricorda come nessuna condizione, nemmeno quella della detenzione, possa impedire la rinascita e la vita nuova.