In occasione dell’inizio dell’anno scolastico 2026/2027, l’Arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno ha indirizzato al mondo della Scuola il suo augurio di buon lavoro.
Di seguito, il testo integrale della lettera di S.E. Monsignor Andrea Bellandi:
Cari ragazzi, cari insegnanti,
ricomincia la scuola. Ricominciano le sveglie ad orari “troppo mattutini”, gli zaini, i libri, le aule, i compiti, le interrogazioni, le amicizie, le risate nei corridoi. Ricomincia, insomma, un altro pezzo della vostra vita. Forse qualcuno di voi è contento di ritrovare gli amici. Qualcuno, invece, avrebbe voluto che le vacanze durassero ancora un po’. Qualcuno arriva con entusiasmo e mille progetti; qualcun altro con una certa paura: «Come andrà? Sarò all’altezza? Riuscirò nelle cose che mi aspettano?».
E vorrei dirvi subito una cosa: non abbiate paura del nuovo anno scolastico che inizia. Anche se vi sembra, oggi, lungo da passare, anche se avete qualche preoccupazione, anche se vi portate dentro interrogativi a cui non sapete ancora rispondere. Ogni inizio contiene qualcosa che ancora non conosciamo. E proprio per questo può diventare un’avventura affascinante. Mi viene in mente l’Odissea, uno dei racconti più antichi e più affascinanti che l’umanità ci abbia consegnato. Ulisse parte da Itaca e per lungo tempo sembra quasi perdere la strada. Il mare lo porta lontano, incontra mostri e tempeste, conosce la paura, la tentazione di fermarsi, la nostalgia. Eppure, continua a navigare. Perché? Perché sa che da qualche parte c’è Itaca. Anche voi avete bisogno di una Itaca. Non necessariamente una meta già definita, un lavoro che avete già scelto o un progetto perfettamente delineato. Forse oggi non sapete ancora che cosa farete nella vita. Ed è normale. Ma avete bisogno di qualcosa che orienti il vostro cammino: un desiderio grande, qualcosa per cui valga la pena spendersi, una ragione per alzarsi ogni mattina e mettersi in viaggio.
È una delle cose che lo scrittore Alessandro D’Avenia ricorda spesso nei suoi libri: dentro ciascuno di noi c’è un desiderio che chiede di essere ascoltato, esso è una vera e propria bussola interiore. Soffocarlo significherebbe rinunciare alla parte più autentica di sé stessi. Viviamo in un tempo nel quale è facile confondere il desiderio con il consumo, la libertà con il poter scegliere qualsiasi cosa, la felicità con l’essere continuamente approvati dagli altri. Ma il desiderio più vero non ha per oggetto cose, non dice semplicemente: «Voglio avere». Dice: «Voglio essere». E allora la domanda più importante che potete farvi entrando in una nuova classe non è soltanto: «Che voti prenderò?». È anche e soprattutto: «Chi voglio diventare?». La scuola serve certamente a conoscere, a studiare, a prepararsi al futuro. Ma serve anche a questo: a scoprire lentamente chi siete.
Così un libro può aprirvi una finestra che non conoscevate; una lezione può far nascere una passione; la domanda di un professore può “scavarvi dentro” per anni e un compagno di classe che attraversa un momento difficile – chiedendo il vostro aiuto – può insegnarvi più di molte pagine. Anche una bocciatura, un brutto voto, un errore possono diventare, se non vi arrendete, occasioni di crescita. Non abbiate paura di sbagliare. Abbiate paura soltanto di smettere di cercare. Ulisse non arriva a Itaca perché il suo viaggio è stato facile. Ci arriva perché non ha smesso di desiderarla. E il viaggio giorno dopo giorno lo trasformò.
E forse questa è una delle cose più belle che l’Odissea ci insegna: non siamo soltanto noi a percorrere il viaggio; è il viaggio che, passo dopo passo, costruisce noi. Per questo vi auguro di non avere soltanto buoni voti, ma buoni incontri. Di non avere soltanto conoscenze, ma passioni. Di non imparare soltanto a risolvere problemi, ma anche a riconoscere quelli degli altri. E quando incontrerete una difficoltà, non pensate immediatamente: «Non ce la faccio». Provate a dirvi: «Forse questa difficoltà mi sta chiedendo di crescere». Quando sbaglierete, non dite: «Sono un fallimento». Dite: «Ho sbagliato, ma non sono il mio errore». Soprattutto, quando vi sentirete soli, abbiate il coraggio di cercare qualcuno, perché avere degli amici veri fa la differenza! Nessuno diventa grande da solo. E sappiate cercare e riconoscere quegli adulti di cui potervi fidare.
E, infine, permettetemi di rivolgere una parola anche a voi, cari professori. Voi non trasmettete soltanto nozioni. Ogni giorno, spesso senza rendervene conto, potete diventare per i ragazzi una sorta di «segno» della loro Itaca. Un insegnante può essere colui che vede una possibilità là dove un ragazzo vede soltanto un limite; colui che sa dire una parola di fiducia proprio quando sembra inutile; colui che insegna una disciplina, ma nello stesso tempo educa alla libertà. Forse uno dei doni più grandi che potete fare ai vostri studenti è proprio questo: far loro capire che è importante non rinunciare ai propri sogni, ma anche essere disponibili a cambiarli quando questi poi magari non si realizzano; l’importante è non fallire nel compito di diventare pienamente umani.
A voi ragazzi che iniziate la traversata di questo nuovo anno scolastico auguro buon viaggio! E buon viaggio anche a voi, insegnanti, che avete il compito bellissimo e straordinariamente importante di accompagnarli ogni giorno con amore.
Di cuore, benedico voi tutti.
Andrea Bellandi Arcivescovo
Salerno, 12 settembre 2026