Celebrare il Triduo Pasquale significa entrare nel cuore del mistero cristiano con autenticità e responsabilità. È necessario farlo nella verità dei segni, lasciando che i riti parlino con la loro forza propria, senza impoverirli o sovraccaricarli, perché attraverso di essi la Chiesa rende presente il mistero della Pasqua.

Questa verità si custodisce nella fedeltà ai libri liturgici, che non è rigidità formale, ma garanzia di comunione ecclesiale e di trasparenza del mistero celebrato. Seguire con cura le norme e i testi significa lasciarsi guidare dalla sapienza della Chiesa, evitando personalismi che rischiano di oscurare ciò che è essenziale.

Allo stesso tempo, è importante promuovere una reale armonia con la pietà popolare, riconoscendone il valore e accompagnandola perché sia in sintonia con la liturgia. Le espressioni della devozione del popolo non devono sostituire né sovrapporsi ai riti del Triduo, ma essere orientate ad essi e da essi illuminate.

Così, nella convergenza tra verità dei segni, fedeltà liturgica e pietà popolare ben guidata, la comunità può vivere il Triduo Pasquale in modo pieno, partecipato e autenticamente ecclesiale.

Infine, sperando di fare cosa gradita, si inoltrano i due sussidi proposti dalla CEI per l’Adorazione Eucaristica del Giovedì Santo e la Via Crucis del Venerdì Santo.

Sac. Vincenzo Pierri
Direttore Ufficio Liturgico