L’Arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno accoglie con gioia e gratitudine la nomina di S.E. Mons. Alfonso Raimo, Vescovo ausiliare della nostra Chiesa, a Vescovo di Terni-Narni-Amelia.
Il Santo Padre Leone XIV ha affidato a Mons. Raimo la guida della Chiesa particolare di Terni-Narni-Amelia, chiamandolo a un nuovo servizio pastorale nella Chiesa universale.
La comunità diocesana di Salerno-Campagna-Acerno, nella quale Mons. Raimo ha svolto per tanti anni il suo ministero sacerdotale e, dal 2024, il servizio episcopale come Vescovo ausiliare, esprime a lui profonda gratitudine per il bene compiuto e per la dedizione con cui ha servito il Popolo di Dio.
Nel momento in cui Mons. Raimo è chiamato a intraprendere questo nuovo cammino, l’Arcivescovo S.E. Mons. Andrea Bellandi, insieme al presbiterio, ai diaconi, alle persone consacrate e all’intera comunità diocesana, assicura al nuovo Vescovo di Terni-Narni-Amelia la propria vicinanza nella preghiera, invocando dal Signore ogni grazia e ogni benedizione per il suo ministero episcopale.
A Mons. Alfonso Raimo giungano l’affetto e la gratitudine della Chiesa salernitana, insieme all’augurio di un fecondo servizio pastorale alla Chiesa che gli viene affidata.
In allegato il saluto dell’Arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno al nuovo Vescovo della Chiesa di Terni-Narni-Amelia, il saluto di Mons. Alfonso Raimo alla comunità diocesana di Salerno-Campagna-Acerno e alla comunità diocesana di Terni-Narni-Amelia.
Il saluto dell’Arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno al nuovo Vescovo della Chiesa di Terni-Narni-Amelia
In questo momento il mio animo è attraversato da sentimenti contrastanti. Da una parte un senso di orgoglio e gratitudine per il fatto che un figlio di questa Chiesa salernitana – prima sacerdote diocesano e poi, dalla primavera del 2024, Vescovo ausiliare di questa stessa Chiesa – sia stato scelto dal Santo Padre per reggere la Diocesi di Terni-Narni-Amelia, sede vescovile immediatamente soggetta alla Santa Sede, le origini delle cui rispettive sedi risalgono ai primi secoli dell’era cristiana, sedi che successivamente, dal 1986, sono state pienamente unite assumendo l’attuale denominazione. A tali sentimenti gioiosi, tuttavia, si accompagna ugualmente una venatura di tristezza e anche, perché no, un lieve senso di preoccupazione, in quanto don Alfonso ha rappresentato per me, in questi anni, una sapiente e affidabile figura di collaboratore sempre disponibile, capace di sostenere con me – in qualità di Vicario generale dal giugno del 2020 e, quindi, anche come Vescovo Ausiliare dal giugno 2024 – il peso e la responsabilità della conduzione della nostra Arcidiocesi. Con quel suo tratto umano incline alla semplicità e ad una cordialità vera, mai affettata, oltre che con la sua profonda saggezza, unita ad una lunga esperienza da Parroco, mons. Raimo è stato per me un punto di riferimento sicuro e anche una guida per conoscere meglio il territorio salernitano e la storia della nostra grande e insigne Arcidiocesi, cercando sempre di intessere rapporti – sia all’interno del clero che nell’intero popolo di Dio – che fossero all’insegna del dialogo, della collaborazione reciproca e di uno slancio pastorale adatto ai tempi attuali. Egli ha anche dato forte impulso al dialogo con le altre confessioni religiose, fondando la Scuola di Dialogo Interreligioso e Interculturale, di cui è attualmente il Presidente. Caro don Alfonso, sicuramente il tuo dire di sì alla richiesta del Santo Padre di assumere la guida di una nuova Diocesi in terra umbra non sarà stato umanamente facile; il tuo radicamento storico, ma anche ecclesiale, in questo territorio avrebbe potuto costituire un’obiezione nel dar seguito a quanto ti veniva richiesto. Ma ha prevalso in te la consapevolezza – come abbiamo letto nella epistola di San Paolo domenica scorsa – di essere “del Signore”, e quindi la certezza che è Lui a guidare la nostra vita attraverso anche quella realtà così concreta che è la Chiesa, la cui guida suprema ed autorevole è il Santo Padre.
Andrea Bellandi
Arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno
Il saluto di Mons. Alfonso Raimo alla comunità diocesana di Salerno-Campagna-Acerno
Carissimi fratelli e sorelle,
ci sono momenti nei quali le parole sembrano non bastare a contenere ciò che si porta nel cuore. Questo è per me uno di quei momenti.
La notizia della chiamata a servire come Vescovo la Chiesa di Terni-Narni-Amelia apre davanti a me una strada nuova, che accolgo con fede e con quella disponibilità che ho cercato di vivere fin dal giorno in cui ho consegnato la mia vita al Signore. Ma questa chiamata porta con sé anche un distacco. E il distacco, quando riguarda persone, luoghi e affetti che hanno accompagnato un’intera esistenza, non può essere indolore.
Lascio, infatti, non semplicemente una diocesi nella quale ho esercitato il ministero. Lascio la mia Chiesa, la Chiesa nella quale sono nato alla fede, nella quale sono cresciuto, nella quale il Signore mi ha fatto intuire la sua chiamata e mi ha preparato al sacerdozio. È questa la terra nella quale ho ricevuto l’ordinazione presbiterale e nella quale, per trentaquattro anni, ho avuto la grazia di essere parroco. È qui che ho imparato, giorno dopo giorno, cosa significhi essere prete, condividendo la fede, le gioie, le speranze, le fatiche e talvolta anche le lacrime della nostra gente.
Ed è ancora in questa Chiesa che, negli ultimi due anni, il Signore mi ha chiesto di servire in un modo che non avrei mai immaginato, chiamandomi all’episcopato e affidandomi il ministero di Vescovo ausiliare.
Per questo partire costa. Sarebbe poco vero dire il contrario. Eppure, dentro questa fatica, sento una pace profonda. È la pace che nasce dalla consapevolezza di non aver scelto io questa strada. Ancora una volta mi viene chiesto di fidarmi. Ancora una volta il Signore mi precede e mi conduce dove forse io non avrei pensato di andare.
Conosco bene la mia povertà. Conosco i miei limiti, le mie fragilità, le tante cose che avrei potuto fare meglio e quelle che non sono riuscito a fare. E proprio per questo la nuova chiamata che mi raggiunge non riesco a leggerla come un riconoscimento, ma come un nuovo segno della misericordia di Dio. Il Signore conosce la povertà dei suoi servi e, nonostante essa, continua a fidarsi di loro. Questa consapevolezza mi commuove e, nello stesso tempo, mi fa sentire ancora più forte il bisogno di affidarmi a Lui.
Il primo pensiero di gratitudine va al nostro Arcivescovo, mons. Andrea Bellandi. A lui devo molto. Mi ha chiamato accanto a sé prima come Vicario generale e successivamente mi ha voluto come suo Vescovo ausiliare. In questi anni mi ha concesso una fiducia che ho sempre avvertito come un dono e una responsabilità. Grazie, Eccellenza, per la fraternità, per la fiducia e per il cammino condiviso al servizio di questa Chiesa.
In questo momento sento anche il bisogno di chiedere perdono. Avrei desiderato poterla coadiuvare di più e meglio. Non sempre ne sono stato capace. Se qualche mia mancanza, qualche limite personale o qualche scelta non le hanno consentito di trovare in me quell’aiuto e quella vicinanza che avrebbe avuto diritto di attendersi dal suo Vicario generale prima e dal suo Vescovo ausiliare poi, gliene chiedo sinceramente perdono. Porto con me la gratitudine per ciò che abbiamo condiviso e il bene ricevuto.
Un pensiero particolarmente caro va a voi, fratelli presbiteri.
Con molti di voi ho condiviso lunghi anni di ministero. Prima ancora di essere vostro Vicario generale e vostro Vescovo ausiliare, sono stato e rimango vostro confratello. Abbiamo servito lo stesso popolo, celebrato la stessa Eucaristia, conosciuto le stesse fatiche e condiviso la passione per questa nostra Chiesa.
Se nell’esercizio dei compiti che mi sono stati affidati non sono riuscito sempre ad ascoltarvi come avrei dovuto, se non ho saputo comprendere fino in fondo una vostra fatica, se qualcuno non si è sentito sufficientemente accolto, accompagnato o sostenuto, vi chiedo perdono. Non è mai venuto meno il desiderio di camminare insieme. Ma so che il desiderio, qualche volta, non basta e che anche le intenzioni migliori devono fare i conti con i nostri limiti.
Vi ringrazio per quello che mi avete insegnato, per la vostra fraternità, per il servizio spesso silenzioso che ogni giorno rendete alle comunità che vi sono affidate. Vi porto con me nella preghiera e nell’affetto fraterno.
Come potrei poi non ricordare le comunità parrocchiali che il Signore mi ha affidato durante i lunghi anni del mio ministero sacerdotale? Non siete state per me semplicemente comunità da guidare. Siete state famiglia. Con voi sono cresciuto anch’io. Ho battezzato i vostri figli, accompagnato tanti ragazzi e giovani nei sacramenti e nelle scelte della vita, benedetto l’amore di tante famiglie, visitato gli ammalati, condiviso il dolore per la morte delle persone care. Abbiamo pregato, lavorato, sperato, qualche volta sofferto. Abbiamo sperimentato insieme quanto sia bello, pur dentro tutte le nostre fragilità, essere comunità cristiana. Se sono diventato il prete che sono, lo devo anche a voi. Porto nel cuore volti, storie, incontri, gesti semplici che difficilmente potranno essere raccontati ma che appartengono ormai alla mia vita. Vi ringrazio perché mi avete voluto bene, perché avete avuto pazienza con i miei limiti e perché mi avete fatto sperimentare la gioia della comunione fraterna.
Il mio grazie si estende a tutta la Chiesa di Salerno-Campagna-Acerno: ai diaconi, ai consacrati e alle consacrate, ai seminaristi, alle famiglie, ai giovani, ai bambini, agli anziani, agli ammalati, alle associazioni, ai movimenti e alle aggregazioni ecclesiali, a quanti, in modi diversi e spesso nascosti, rendono viva ogni giorno questa nostra Chiesa. Non posso nominare tutti. Ma posso dire a tutti: grazie.
In questo momento comprendo ancora di più che nella Chiesa nessuno appartiene a se stesso e nessuno è mandato per se stesso. Siamo del Signore. È Lui che chiama, è Lui che manda, è Lui che qualche volta domanda di lasciare ciò che amiamo per imparare ad amare ancora, in un luogo diverso e tra volti che ancora non conosciamo.
Parto per Terni-Narni-Amelia senza sentirmi meno figlio di questa terra e di questa Chiesa. Le radici non si recidono con una partenza. Si portano con sé. Porterò con me Salerno, Campagna e Acerno. Porterò le parrocchie nelle quali ho servito, i sacerdoti con i quali ho condiviso il ministero, le persone che il Signore ha posto sulla mia strada. Porterò con me ciò che questa Chiesa mi ha dato e anche ciò che, attraverso le mie povertà, mi ha insegnato.
Vado incontro alla Chiesa di Terni-Narni-Amelia con rispetto e con trepidazione. Non so ancora quali volti incontrerò, quali strade il Signore mi chiederà di percorrere, quali gioie e quali fatiche mi attendano. So soltanto che anche lì troverò una porzione del popolo di Dio da amare e servire. E desidero andarvi senza riserve, con cuore libero, perché quella Chiesa possa diventare davvero la Chiesa alla quale donare, da oggi, la mia vita.
A voi chiedo una cosa semplice: pregate per me.
Pregate perché non cerchi mai me stesso. Pregate perché sappia essere padre, fratello e pastore. Pregate perché nelle mie debolezze non dimentichi mai che la forza viene dal Signore. Pregate perché sappia voler bene alla nuova Chiesa che mi viene affidata con la stessa sincerità con cui ho amato e amo questa nostra Chiesa.
Anch’io continuerò a pregare per voi.
Non considero questo momento un addio. La comunione che nasce nel Signore è più forte delle distanze e non viene cancellata dal mutare dei ministeri. Parto con un po’ di dolore, con molta gratitudine e con una certezza che mi accompagna: la volontà di Dio, anche quando ci chiede di lasciare qualcosa di profondamente amato, non ci porta mai lontano dal suo amore.
A Lui consegno ciò che lascio. A Lui affido ciò che mi attende. E alla sua misericordia consegno ancora una volta la mia povera vita, con la stessa fiducia con cui, tanti anni fa, in questa Chiesa, ho pronunciato il mio primo sì.
Grazie, Chiesa di Salerno-Campagna-Acerno. Grazie per avermi generato alla fede, preparato al sacerdozio, accompagnato nel ministero e accolto come Vescovo. Resterai la Chiesa nella quale ho imparato a dire sì al Signore. E proprio per questo, oggi, da questa Chiesa parto per dirgli ancora una volta: Eccomi.
Salerno, 15 settembre 2026
Vostro fratello vescovo
don Alfonso Raimo
Il saluto di Mons. Alfonso Raimo alla comunità diocesana di Terni-Narni-Amelia
Carissimi fratelli e sorelle della Chiesa di Terni-Narni-Amelia,
vengo a voi con il cuore colmo di gratitudine e con quella trepidazione che accompagna sempre i passaggi nei quali il Signore chiede di affidarsi ancora una volta a Lui.
Da oggi i vostri volti, le vostre comunità, le vostre attese e le vostre speranze entrano in modo nuovo nella mia vita. La Chiesa che fino a ieri conoscevo da lontano mi viene affidata perché diventi la Chiesa che sono chiamato ad amare e a servire come fratello e pastore.
Il mio primo pensiero va al Santo Padre Leone XIV, al quale esprimo profonda gratitudine per la fiducia che ha voluto riporre nella mia povera persona affidandomi la cura pastorale di questa Chiesa. Accolgo la sua decisione nell’obbedienza e nella fede, non nascondendo a me stesso la sproporzione tra il compito che mi viene affidato e ciò che sono.
Conosco i miei limiti e la mia povertà. Ma conosco anche la misericordia del Signore, che lungo tutta la mia vita mi ha preceduto, sostenuto e, molte volte, sorpreso. È a questa misericordia che ancora una volta mi affido. Non vengo a voi confidando nelle mie capacità, ma nella certezza che il Signore non abbandona la sua Chiesa e dona a ciascuno la grazia necessaria per il servizio al quale lo chiama.
Mi accosto con rispetto alla storia della Chiesa di Terni-Narni-Amelia, una Chiesa prestigiosa, ricca di memoria e di testimonianze di fede, segnata dalla santità di uomini e donne che hanno saputo rendere il Vangelo carne nella vita della propria gente. Una storia che non appartiene soltanto al passato, ma che continua a interrogare il presente e chiede di essere custodita e, nello stesso tempo, resa feconda nelle condizioni nuove nelle quali siamo chiamati a vivere.
Non vengo con la pretesa di avere già risposte. Vengo anzitutto per conoscervi, ascoltarvi e camminare con voi. Desidero conoscere questa terra, le sue comunità, le sue ricchezze e anche le sue ferite. Desidero ascoltare i sacerdoti, i diaconi, i consacrati e le consacrate, i laici, le famiglie, i giovani, gli anziani, coloro che partecipano assiduamente alla vita ecclesiale e anche quanti, per ragioni diverse, se ne sentono lontani.
Rivogo un pensiero riconoscente a don Matteo Antonelli, Amministratore diocesano, eletto dal Collegio dei Consultori, che in questi mesi ha guidato con generosità e dedizione la vita della diocesi. Lo ringrazio per il servizio svolto e per aver custodito il cammino della comunità diocesana in questo tempo di attesa. Sono certo che avrò modo di ascoltare da lui quanto questa Chiesa ha vissuto e quanto porta oggi nel cuore.
Vorrei imparare presto a dire non più semplicemente la vostra diocesi, ma la nostra Chiesa. So che questo richiederà tempo. L’affetto non si impone e la conoscenza reciproca non nasce da un decreto di nomina. Si costruisce incontrandosi, ascoltandosi, condividendo la vita e imparando anche ad avere pazienza gli uni con gli altri.
Per questo vi chiedo fin da ora una cosa semplice: accoglietemi come un fratello. Accoglietemi con i miei doni e con i miei limiti. Aiutatemi a conoscere la vostra storia e questa terra. E soprattutto pregate per me, perché sappia essere in mezzo a voi un pastore secondo il cuore di Cristo: capace di ascoltare prima di parlare, di servire prima di chiedere, di unire piuttosto che dividere, di incoraggiare chi è stanco e di cercare chi si sente lontano.
Metto fin da ora il mio ministero episcopale sotto lo sguardo di Maria, Madre della Chiesa. A Lei affido il cammino che iniziamo insieme, perché ci insegni a custodire la Parola, a riconoscere l’opera di Dio e a pronunciare, anche quando non comprendiamo tutto, il nostro sì.
Mi affido anche all’intercessione dei santi patroni: san Valentino, san Giovenale e santa Fermina. La loro testimonianza ci ricordi che ogni stagione della storia può diventare tempo di Vangelo quando trova uomini e donne disponibili a lasciarsi guidare dallo Spirito.
Carissimi, in attesa di potervi incontrare vi benedico e vi dico, con semplicità e con gioia:
a presto, nella nostra Chiesa di Terni-Narni-Amelia.
Salerno, 15 settembre 2026
Vostro fratello in Cristo
Don Alfonso Raimo vescovo