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02 Feb
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CS – Mostra Multimediale al Museo Diocesano su Dante, profeta di speranza

“Il mio Paradiso. Dante Profeta di Speranza”, la Mostra Multimediale al Museo Diocesano

È in programma l’8 febbraio 2026 alle 19.30, presso il Museo Diocesano San Matteo di Salerno, con la partecipazione dell’Arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno, S.E. Monsignor Andrea Bellandi, la presentazione della mostra multimediale “Il mio Paradiso. Dante Profeta di Speranza”. Organizzata dall’associazione “Artincore” in collaborazione con “Salerno opera impresa sociale srl” e promossa dall’Arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno, attraverso l’Ufficio Cultura e Arte, la mostra gode del patrocinio di Provincia, Comune di Salerno, Società Dante Alighieri Salerno e Fondazione della Comunità Salernitana ets. Gli spazi del Museo Diocesano San Matteo, dunque, dal 9 al 19 febbraio 2026, ospiteranno il terzo capitolo del progetto multimediale, quest’anno dedicato a “Il mio Paradiso”, attraverso i commenti del saggista e pedagogista Franco Nembrini con le illustrazioni di Gabriele Dell’Otto. L’approdo all’Empireo completa il grande progetto che dal 2024 ha portato migliaia di persone, e soprattutto le nuove generazioni, a riscoprire l’attualità della figura di Dante come profeta di speranza.

Dopo “Il mio Inferno” inaugurato nel 2024 e “Il mio Purgatorio” nel 2025, con la mostra multimediale “Il mio Paradiso. Dante profeta di speranza” si conclude il percorso espositivo pensato per far avvicinare i giovani alla lettura della “Divina Commedia”, trovando nelle tre cantiche del Sommo Poeta un riferimento e un sostegno per la loro crescita umana, culturale e spirituale. L’iniziativa ha visto migliaia di giovani confrontarsi con i versi dell’Alighieri a partire dai commenti del saggista e pedagogista Franco Nembrini e dalle illustrazioni di Gabriele Dell’Otto. L’esito è un originalissimo percorso multisensoriale fatto di proiezioni di immagini, video e suoni. Delle tre cantiche, l’ultima è la più difficile e insieme la più bella: se l’intero viaggio è guidato dal desiderio di pienezza, felicità e verità presente nel cuore di Dante, il “Paradiso” rappresenta il compimento assoluto di questo desiderio. Questo è l’obiettivo: vedere Dio più da vicino, nonché fare, per quanto è possibile alle capacità umane, un’esperienza di Dio simile a quella che fanno gli angeli, capace di svelare il significato profondo della vita. Un’esperienza talmente alta e preziosa che spesso il poeta non trova parole adeguate a descriverla. Un cammino di purificazione per recuperare uno sguardo limpido, originario, per guardare la realtà fino in fondo. Infine, il capitolo ultimo della storia d’amore tra Dante e Beatrice: metafora concreta della tensione continua dell’amore dell’uomo per Dio. Tutti i personaggi della cantica partecipano a questo compimento, che culmina nella visione di Maria e nel perdersi dello sguardo di Dante nella luce di Dio. E’ questo il punto d’arrivo del peregrinare di Dante raccontato nelle tre mostre: immergersi in Dio per colmare finalmente il desiderio a lungo inappagato e per unirsi “all’amor che move il sole e l’altre stelle”.

Protagonisti, assieme ai visitatori, sono ancora i moderni lettori del poema per i quali Dante è diventato interlocutore credibile e contemporaneo, capace con le sue parole e con la sua testimonianza concreta di rendere tutti in grado di affrontare con speranza e coraggio il proprio cammino. Centinaia sono state infatti le giovani guide formate in questi tre anni: studenti del triennio delle scuole secondarie di secondo grado, che a titolo volontario hanno declinato i Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento (PCTO) all’interno di questa iniziativa. Con decine di guide, affiancate dai volontari di “Artincore”, l’istituto coinvolto in questa edizione è il Convitto Nazionale Statale “T. Tasso”sede annessa Istituto Professionale F. Trani.

I dettagli

Sono 33 le tappe, scandite da altrettante illustrazioni a corredare approfondimenti e riflessioni. L’esposizione si sviluppa su una superficie di 600mq, accompagnando idealmente il visitatore nei nove cieli del Paradiso, attraverso un susseguirsi di immagini, video e suoni per giungere fino all’Empireo. A completare l’esperienza sono, infatti, i cortometraggi realizzati da Mosaiko, con testi di Monsignor Martino Signoretto.

Voci narranti dei contributi multimediali, quelle di Beatrice che fa ripercorrere allo spettatore il viaggio di purificazione che lo ha condotto fino al Paradiso, di San Francesco, in un flashback che riporta alla condizione terrena del Santo e della sua scelta (la povertà per incontrare Dio) e di Dante, nell’iconica veste rossa, avvolto dalla luce per accompagnare alla fine del percorso.

L’appuntamento con la presentazione della mostra multimediale, è per domenica 8 febbraio, alle ore 19.30, presso il Museo Diocesano San Matteo di Salerno.

 

ORARI DI APERTURA DELLA MOSTRA – DAL 9 AL 19 FEBBRAIO 2026

Lunedì/Martedì/Mercoledì/Giovedì/Venerdì/Sabato/Domenica

Dalle 9.30 alle 15.00 / dalle 15.30 alle 18.30

 

Di seguito il comunicato completo:

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02 Feb
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QSCRAS – Febbraio 2026

L’edizione QSCRAS del mese di febbraio 2026 è dedicata principalmente alla storia e alle reliquie di Santa Maria Maddalena presenti nella Basilica, Saint-Maximin-la-Sainte-Baume, Francia e nella Collegiata di S. Maria Maddalena di Atrani.

 

n° 53_QSCRAS_febbraio 2026

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30 Gen
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“9 minuti con l’Arcivescovo” | gennaio 2026

Ritorna l’appuntamento, oggi, 30 gennaio, con “9 minuti”, la video-intervista dell’ultimo venerdì del mese all’Arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno, S.E. Monsignor Andrea Bellandi.
L’Arcivescovo, in particolare, si è soffermato sul delicato scenario internazionale che stiamo vivendo, dalle guerre, alle proteste in Iran fino a ciò che sta succedendo in Mynnesota, nonché sul piano della politica locale, in merito alle dimissioni del sindaco Vincenzo Napoli.

Riflettori puntati, quindi, sulla Visita Pastorale che volge al termine e, infine, sul 2 febbraio in cui ricorre la giornata della Vita Consacrata e sulla celebrazione, dal 10 gennaio 2026 al 10 gennaio 2027, dell’Anno di San Francesco stabilito da Papa Leone.

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30 Gen
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Determina RUP num. 1 prot. 91

Determina a contrarre per affidamento dei servizi di promozione e comunicazione per la diffusione, in occasione dell’Anno Giubilare 2025, dell’attività della Pastorale Giovanile dell’Arcidiocesi Salerno, Campagna, Acerno – Spettacolo di intrattenimento. CUP E54G25000020002.

DETERMINA A CONTRARRE-signed

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28 Gen
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Determina RUP num. 132 prot. 89

Determina di autorizzazione proroga contrattuale relativa agli “Interventi di sicurezza sismica della chiesa di Santa Maria Solditta – Buccino (SA)”.

 

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28 Gen
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Determina RUP num. 131 prot. 88

Determina di autorizzazione proroga contrattuale relativa agli “Interventi di sicurezza sismica del campanile della chiesa di Sant’Antonio – Buccino (SA)”.

 

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28 Gen
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Pastorale degli Oratori | Costruire l’Oratorio: dall’idea alla realtà

Martedì 10 febbraio, alle ore 19.00 presso la parrocchia Santa Maria del Carmine, Battipaglia, si terrà l’incontro dal titolo “Costruire l’Oratorio – dall’Idea alla Realtà: Il Progetto Oratorio in Parrocchia”. Un evento organizzato dalla Pastorale degli Oratori che si propone come un momento di riflessione e pianificazione concreta per trasformare l’ispirazione educativa in una realtà solida e strutturata.

  • Introduzione: Renato Malangone – Responsabile Pastorale degli Oratori

  • Interventi:

    • Don Roberto Faccenda – Direttore Pastorale Giovanile
    • Don Savino Pecoraro – Salesiano

    • Avv. Giuseppe Dessì – Presidente Nazionale ANSPI

  • Conclusioni a cura di S.E. Mons. Andrea Bellandi – Arcivescovo Metropolita di Salerno-Campagna-Acerno

 

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26 Gen
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CS – San Francesco di Sales, Patrono dei Giornalisti e degli Operatori della Comunicazione

In occasione della memoria liturgica di San Francesco di Sales, Patrono dei Giornalisti e degli Operatori della Comunicazione, riportiamo, qui di seguito, il messaggio dell’Arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno, S.E. Monsignor Andrea Bellandi.

 

 

 

 

Carissimi giornalisti e operatori della comunicazione,
in occasione della festa di San Francesco di Sales, vostro patrono, desidero rivolgervi un saluto cordiale e riconoscente, esprimendo la vicinanza della Chiesa al vostro servizio quotidiano.
Il tema scelto da Papa Leone XIV per la 60ª Giornata, «Custodire voci e volti umani», che si celebrerà il 17 maggio p.v., richiama con forza la vocazione più alta del comunicare: servire la verità salvaguardando la dignità della persona.
La comunicazione non è mai neutra: essa forma coscienze, orienta giudizi, costruisce o ferisce relazioni.
Vi incoraggio pertanto a essere custodi attenti dell’umano, promotori di un’informazione che non si limiti alla velocità o all’impatto emotivo, ma sappia favorire il pensiero critico, il discernimento e il dialogo.
La Chiesa guarda al vostro lavoro con stima e fiducia, certa che il futuro della comunicazione debba vedere le tecnologie come strumenti al servizio della vita, della verità e del bene comune, mai come sostituti della responsabilità morale dell’uomo.
Affido ciascuno di voi all’intercessione di san Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, e invoco su di voi e sulle vostre famiglie l’abbondanza della benedizione del Signore.
Con sentimenti di viva gratitudine e augurio,
✠ Andrea Bellandi
Arcivescovo”

 

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26 Gen
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Pastorale Sociale e del Lavoro | Incontro sul diritto internazionale

Mercoledì 11 febbraio alle ore 18.30, presso la Parrocchia di Gesù Redentore, in Via Carnelutti (Quartiere Europa), a Salerno l’Ufficio Pastorale Sociale e del Lavoro dell’Arcidiocesi, diretto dal dott. Aniello Landi, unitamente ai suoi collaboratori, ha organizzato un incontro sul tema: “Il diritto internazionale come ideale da difendere per la libertà e la giustizia sociale

Interverranno:

S.E. Mons. Andrea Bellandi
Arcivescovo Metropolita di Salerno-Campagna-Acerno

Prof. Alfonso Conte
Dipartimento di Scienze Politiche e della Comunicazione – UNISA

Prof. Francesco Buonomenna
Dipartimento di Scienze Giuridiche – UNISA

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23 Gen
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Pastorale della Salute | XXXIV Giornata Mondiale del Malato

Papa Leone XIV ha scelto il tema per la XXXIV Giornata Mondiale del Malato, che sarà celebrata l’11 febbraio 2026: “La compassione del Samaritano: amare portando il dolore dell’altro”.

Il tema, mettendo al centro la figura evangelica del samaritano che manifesta l’amore prendendosi cura dell’uomo sofferente caduto nelle mani dei ladri, vuole sottolineare questo aspetto dell’amore verso il prossimo: l’amore ha bisogno di gesti concreti di vicinanza, con i quali ci si fa carico della sofferenza altrui, soprattutto di coloro che vivono in una situazione di malattia, spesso in un contesto di fragilità a causa della povertà, dell’isolamento e della solitudine.

La Giornata Mondiale del Malato, istituita da san Giovanni Paolo II nel 1992, vuole essere un momento privilegiato di preghiera, di vicinanza e di riflessione per tutta la comunità ecclesiale e per la società civile, chiamata a riconoscere il volto di Cristo nei fratelli e nelle sorelle segnati dalla malattia e dalla fragilità.

“Fonte: www.humandevelopment.va

Di seguito il messaggio del Santo Padre per la XXXIV Giornata Mondiale del Malato:

La compassione del samaritano: amare portando il dolore dell’altro

 Cari fratelli e sorelle!

La XXXIV Giornata Mondiale del Malato sarà celebrata solennemente a Chiclayo, in Perù, l’11 febbraio 2026. Per questa circostanza ho voluto riproporre l’immagine del buon samaritano, sempre attuale e necessaria per riscoprire la bellezza della carità e la dimensione sociale della compassione, per porre l’attenzione sui bisognosi e sui sofferenti, come sono i malati.

Tutti abbiamo ascoltato e letto questo commovente testo di San Luca (cfr Lc 10,25-37). A un dottore della legge che gli chiede chi sia il prossimo da amare, Gesù risponde raccontando una storia: un uomo che viaggiava da Gerusalemme a Gerico fu aggredito dai ladri e lasciato mezzo morto; un sacerdote e un levita passarono oltre, ma un samaritano ebbe compassione di lui, gli fasciò le ferite, lo portò in una locanda e pagò perché fosse curato. Ho voluto proporre la riflessione su questo passo biblico, con la chiave ermeneutica dell’Enciclica Fratelli tutti, del mio amato predecessore Papa Francesco, dove la compassione e la misericordia verso il bisognoso non si riducono a un mero sforzo individuale, ma si realizzano nella relazione: con il fratello bisognoso, con quanti se ne prendono cura e, alla base, con Dio che ci dona il suo amore.

 

  1. Il dono dell’incontro: la gioia di dare vicinanza e presenza

 

Viviamo immersi nella cultura della rapidità, dell’immediatezza, della fretta, ma anche dello scarto e dell’indifferenza, che ci impedisce di avvicinarci e fermarci lungo il cammino per guardare i bisogni e le sofferenze che ci circondano. La parabola racconta che il samaritano, vedendo il ferito, non è “passato oltre”, ma ha avuto per lui uno sguardo aperto e attento, lo sguardo di Gesù, che lo ha portato a una vicinanza umana e solidale. Il samaritano «si è fermato, gli ha donato vicinanza, lo ha curato con le sue stesse mani, ha pagato di tasca propria e si è occupato di lui. Soprattutto gli ha dato […] il proprio tempo».[1] Gesù non insegna chi è il prossimo, ma come diventare prossimo, cioè come diventare noi stessi vicini.[2] A questo proposito, possiamo affermare con Sant’Agostino che il Signore non ha voluto insegnare chi fosse il prossimo di quell’uomo, ma a chi lui doveva farsi prossimo. Infatti nessuno è prossimo di un altro finché non gli si avvicina volontariamente. Perciò si è fatto prossimo colui che ha avuto misericordia.[3]

L’amore non è passivo, va incontro all’altro; essere prossimo non dipende dalla vicinanza fisica o sociale, ma dalla decisione di amare. Per questo il cristiano si fa prossimo di chi soffre, seguendo l’esempio di Cristo, il vero Samaritano divino che si è avvicinato all’umanità ferita. Non si tratta di semplici gesti di filantropia, ma di segni nei quali si può percepire che la partecipazione personale alle sofferenze dell’altro implica il donare sé stessi, significa andare oltre il soddisfacimento dei bisogni, per arrivare a far sì che la nostra persona sia parte del dono.[4] Questa carità si nutre necessariamente dell’incontro con Cristo, che per amore si è donato per noi. San Francesco lo spiegava molto bene quando, parlando del suo incontro con i lebbrosi, diceva: «Il Signore stesso mi condusse tra loro»,[5] perché attraverso di loro aveva scoperto la dolce gioia di amare.

Il dono dell’incontro nasce dal legame con Gesù Cristo, che identifichiamo come il buon samaritano che ci ha portato la salute eterna e che rendiamo presente quando ci chiniamo davanti al fratello ferito. Sant’Ambrogio diceva: «Poiché dunque nessuno ci è più prossimo di colui che ha guarito le nostre ferite, amiamolo come Signore, e amiamolo anche come prossimo: niente infatti è così prossimo come il capo alle membra. Amiamo anche colui che è imitatore di Cristo: amiamo colui che soffre per la povertà altrui, a motivo dell’unità del corpo».[6] Essere uno nell’Uno, nella vicinanza, nella presenza, nell’amore ricevuto e condiviso, e godere, come San Francesco, della dolcezza di averlo incontrato.

 

  1. La missione condivisa nella cura dei malati

 

San Luca prosegue dicendo che il samaritano “sentì compassione”. Avere compassione implica un’emozione profonda, che spinge all’azione. È un sentimento che sgorga da dentro e porta all’impegno verso la sofferenza altrui. In questa parabola, la compassione è il tratto distintivo dell’amore attivo. Non è teorica né sentimentale, si traduce in gesti concreti: il samaritano si avvicina, medica le ferite, si fa carico e si prende cura. Ma attenzione, non lo fa da solo, individualmente, «il samaritano cercò un affittacamere che potesse prendersi cura di quell’uomo, come noi siamo chiamati a invitare e incontrarci in un “noi” che sia più forte della somma di piccole individualità».[7] Io stesso ho constatato, nella mia esperienza di missionario e vescovo in Perù, come molte persone condividono la misericordia e la compassione alla maniera del samaritano e dell’albergatore. I familiari, i vicini, gli operatori sanitari, le persone impegnate nella pastorale sanitaria e tanti altri che si fermano, si avvicinano, curano, portano, accompagnano e offrono ciò che hanno, danno alla compassione una dimensione sociale. Questa esperienza, che si realizza in un intreccio di relazioni, supera il mero impegno individuale. In questo modo, nell’Esortazione apostolica Dilexi te non solo ho fatto riferimento alla cura dei malati come a una «parte importante» della missione della Chiesa, ma come a un’autentica «azione ecclesiale» (n. 49). In essa citavo San Cipriano per mostrare come in quella dimensione possiamo verificare la salute della nostra società: «Questa epidemia, questa peste, che sembra orribile e funesta, mette alla prova la giustizia di ognuno, ed esamina i sentimenti del genere umano: se i sani servano i malati, se i parenti amino con rispetto i loro congiunti, se i padroni abbiano compassione dei servi che stanno male, se i medici non abbandonino i malati che chiedono aiuto».[8]

Essere uno nell’Uno significa sentirci veramente membra di un corpo in cui portiamo, secondo la nostra vocazione, la compassione del Signore per la sofferenza di tutti gli uomini.[9] Inoltre, il dolore che ci commuove non è un dolore estraneo, è il dolore di un membro del nostro stesso corpo del quale il nostro Capo ci comanda di prenderci cura per il bene di tutti. In questo senso si identifica con il dolore di Cristo e, offerto cristianamente, affretta il compimento della preghiera del Salvatore stesso per l’unità di tutti.[10]

 

  1. Spinti sempre dall’amore per Dio, per incontrarci con noi stessi e con il fratello

 

Nel duplice comandamento: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso» (Lc 10,27), possiamo riconoscere il primato dell’amore per Dio e la sua diretta conseguenza sul modo di amare e di relazionarsi dell’uomo in tutte le sue dimensioni. «L’amore per il prossimo rappresenta la prova tangibile dell’autenticità dell’amore per Dio, come attesta l’apostolo Giovanni: “Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi. […] Dio è amore; chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui” (1Gv 4,12.16)».[11] Sebbene l’oggetto di tale amore sia diverso: Dio, il prossimo e sé stessi, e in tal senso possiamo intenderli come amori distinti, essi sono sempre inseparabili.[12] Il primato dell’amore divino implica che l’azione dell’uomo sia compiuta senza interesse personale né ricompensa, bensì come manifestazione di un amore che trascende le norme rituali e si traduce in un culto autentico: servire il prossimo è amare Dio nei fatti.[13]

Questa dimensione ci permette anche di rilevare ciò che significa amare sé stessi. Significa allontanare da noi l’interesse di fondare la nostra autostima o il senso della nostra dignità su stereotipi di successo, carriera, posizione o discendenza [14] e recuperare la nostra collocazione davanti a Dio e al fratello. Benedetto XVI diceva che «la creatura umana, in quanto di natura spirituale, si realizza nelle relazioni interpersonali. Più le vive in modo autentico, più matura anche la propria identità personale. Non è isolandosi che l’uomo valorizza se stesso, ma ponendosi in relazione con gli altri e con Dio».[15]

Cari fratelli e sorelle, «il vero rimedio alle ferite dell’umanità è uno stile di vita basato sull’amore fraterno, che ha la sua radice nell’amore di Dio».[16] Desidero vivamente che nel nostro stile di vita cristiana non manchi mai questa dimensione fraterna, “samaritana”, inclusiva, coraggiosa, impegnata e solidale, che ha la sua radice più intima nella nostra unione con Dio, nella fede in Gesù Cristo. Infiammati da questo amore divino, potremo davvero donarci per il bene di tutti i sofferenti, specialmente dei nostri fratelli malati, anziani e afflitti.

Eleviamo la nostra preghiera alla Beata Vergine Maria, Salute dei malati; chiediamo il suo aiuto per tutti coloro che soffrono, che hanno bisogno di compassione, ascolto e conforto, e supplichiamo la sua intercessione con questa antica preghiera, che veniva recitata in famiglia per coloro che vivono nella malattia e nel dolore:

Dolce Madre, non allontanarti,
non distogliere da me il tuo sguardo.
Vieni con me ovunque
e non lasciarmi mai solo.
Tu che sempre mi proteggi
come mia vera Madre,
fa’ che mi benedica il Padre,
il Figlio e lo Spirito Santo.

Imparto di cuore la mia benedizione apostolica a tutti i malati, ai loro familiari e a quanti li assistono, agli operatori sanitari, alle persone impegnate nella pastorale della salute e in modo speciale a coloro che partecipano a questa Giornata Mondiale del Malato.

Dal Vaticano, 13 gennaio 2026

LEONE PP. XIV

XXXIV Giornata Mondiale del Malato: Veglia di Preghiera Diocesana

 

 

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