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18 Dic
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Determina RUP num. 128 prot. 1608

Determina di autorizzazione al subappalto all’impresa Legno Sistem s.r.l.s. inerente all’esecuzione dei lavori relativi agli  “Interventi di sicurezza sismica della chiesa di Santa Maria Solditta – Buccino (SA)”.

 

Prot_1608_17_12_2025_MIC_P128_Determina RUP n.128

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18 Dic
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Determina RUP num. 127 prot. 1606

Determina Liquidazione Primo S.A.L. relativa agli “Interventi di sicurezza sismica del campanile della chiesa di Sant’Antonio – Buccino (SA)”.

 

Prot_1606_17_12_2025_MIC_P128_Determina RUP n.127

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18 Dic
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Determina RUP num. 126 prot. 1603

Determina Liquidazione Primo S.A.L. relativa agli “Interventi di sicurezza sismica della chiesa di Santa Maria Solditta – Buccino (SA)”.

 

Prot_1603_17_12_2025_MIC_P128_Determina RUP n.126

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18 Dic
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Natale 2025: speranza, pace e responsabilità nel messaggio di Natale dell’Arcivescovo Andrea Bellandi

Carissimi/e fratelli e sorelle,

anche quest’anno, in occasione del Mistero santo del Natale, quando il Verbo si fa carne e viene ad abitare le nostre notti, desidero raggiungervi con un saluto colmo di affetto e gratitudine. Celebriamo quest’anno la nascita di Gesù mentre si avvia alla conclusione l’Anno giubilare, dedicato alla virtù della speranza. Un tempo di grazia, che ci ha invitati a rialzare lo sguardo e a rimettere al centro del nostro cuore quella straordinaria “Buona Notizia” che Dio si è coinvolto con la nostra vicenda umana; un evento così grande, da far scrivere a un grande autore dei primi secoli: “Cristo nasce, rendete gloria. Cristo discende dai cieli, andategli incontro. Cristo è sulla terra, alzatevi” (San Gregorio di Nazianzo, IV secolo).

L’Anno Santo che abbiamo celebrato ci ha invitati a tornare all’essenziale, a porre la nostra fiducia nell’amore di Dio che non delude, che entra nella storia con la forza mite di un Bambino e che accende nel mondo la luce che vince ogni tenebra. La speranza cristiana non è evasione dalla realtà, né ingenuo ottimismo: è la certezza, radicata nella storia, che Dio è fedele alle sue promesse, sorprendendoci sempre con la sua iniziativa. È Lui che può far fiorire anche il deserto, come ci ricorda il profeta Isaia, le cui parole abbiamo letto in queste settimane di Avvento: Si rallegrino il deserto e la terra arida, esulti e fiorisca la steppa. Come fiore di narciso fiorisca; sì, canti con gioia e con giubilo. Irrobustite le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti. Dite agli smarriti di cuore: “Coraggio, non temete! Ecco il vostro Dio. Egli viene a salvarvi”. Ciò che sembra impossibile che accada nel deserto – ovvero che proprio lì fiorisca un germoglio di vita – il profeta lo vede e lo annuncia. Allo stesso modo, nel “deserto esistenziale” che caratterizza il nostro tempo, noi tutti siamo invitati a riconoscere quella vita nuova che – a partire dalla nascita di quel Bambino a Betlemme – Dio non ha mai mancato di generare in coloro che l’hanno accolto: dai pastori che lo hanno adorato nella notte santa, ai poveri di spirito che in ogni epoca lo hanno accolto e riconosciuto come Salvatore della loro vita.

Questo annuncio di salvezza è destinato a tutti: Nessuno è escluso dal prendere parte a questa gioia, perché il motivo del gaudio è unico e a tutti comune: il nostro Signore, distruttore del peccato e della morte, è venuto per liberare tutti, senza eccezione, non avendo trovato alcuno libero dal peccato (Papa Leone Magno).

Per questo abbiamo la responsabilità di condividerlo con tutti. Lo ricordava papa Francesco: «Cristo è la nostra speranza. Lui è la porta della speranza, sempre. Egli è la buona notizia per questo mondo! E questa speranza non ci appartiene: la speranza non è un possesso da mettere in tasca. No, non ci appartiene. È un dono da condividere, una luce da trasmettere». Carissimi, lasciamoci attirare dal mistero di Dio che si fa uomo per donarci la sua vicinanza e per affidare a ciascuno di noi il compito di diventare testimone di speranza. In questo Giubileo abbiamo imparato che sperare significa anche assumersi responsabilità, trasformare la fede in gesti concreti di misericordia, giustizia e riconciliazione. È questo il fondamento di quella pace che tutti invochiamo, una pace “disarmata e disarmante”, come ama ripetere papa Leone, perché nasce dal cuore riconciliato con Dio e con i fratelli. Solo chi depone le armi dell’odio e del sospetto può costruire un mondo in cui l’altro non è più nemico, ma compagno di cammino.

In questi mesi, i nostri occhi si sono spesso riempiti di immagini provenienti dalla Terra Santa e dall’Ucraina: terre ferite, dove il grido dei piccoli e degli innocenti sembra coprire ogni altra voce. A loro, e a tutti i popoli segnati dalla guerra, va il nostro pensiero colmo di compassione e di preghiera. Il Natale ci invita a credere che nessuna notte è troppo buia per essere vinta dalla luce che sorge da Betlemme. Dalla mangiatoia, il Bambino Gesù ci ripete che la pace è possibile, ma va costruita quotidianamente a tutti i livelli, partendo da coloro che hanno riconosciuto Colui che è il “Re della Pace”. Ai Vescovi italiani papa Leone ha detto: «Ogni comunità diventi una “casa della pace”, dove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono. La pace non è un’utopia spirituale: è una via umile, fatta di gesti quotidiani, che intreccia pazienza e coraggio, ascolto e azione. E che chiede oggi, più che mai, la nostra presenza vigile e generativa».

Carissimi, vi auguro che questo Natale rinnovi in ciascuno la gioia dell’incontro con Cristo e renda le nostre famiglie, le nostre parrocchie, le nostre comunità segni credibili di speranza e di pace, portatrici di un messaggio semplice e potente: Dio ci ama, e per questo possiamo ancora credere nel futuro. Vi accompagno con la mia benedizione e con la preghiera, perché ciascuno di voi possa sperimentare la gioia della speranza che non delude, la pace che nasce dal perdono, e la forza dolce della carità fraterna.

Buon Natale a tutti, e un sereno anno nuovo illuminato dalla fede nel Signore.

 

✠ Andrea Bellandi

Arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno

 

 

 

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17 Dic
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Celebrazioni liturgiche presiedute dall’Arcivescovo per il tempo di Natale 2025

Calendario delle Celebrazioni Liturgiche per il Tempo di Natale presiedute dall’Arcivescovo S.E. Mons. Andrea Bellandi

Mercoledì 24 dicembre
Natale del Signore, solennità
Cattedrale Primaziale di Salerno, ore 23.00, Santa Messa nella notte

Giovedì 25 dicembre
Natale del Signore, solennità
Cattedrale Primaziale di Salerno, ore 11.00, Santa Messa del giorno

Domenica 28 dicembre
Cattedrale Primaziale di Salerno, celebrazione di chiusura dell’Anno Giubilare, ore 16.30.

***Tutto il popolo santo di Dio è convocato in Cattedrale***

Mercoledì 31 dicembre
Cattedrale Primaziale di Salerno, ore 17.00, Celebrazione dei Primi Vespri della solennità di Maria Santissima Madre di Dio, a cui seguiranno l’Adorazione Eucaristica e il canto dell’inno Te Deum a conclusione dell’anno civile

Le parole dell’Arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno, S.E. Monsignor Andrea Bellandi, in occasione del “Te Deum”:

Giovedì 1° gennaio (59ma Giornata mondiale della Pace)
Maria santissima Madre di Dio, solennità
Concattedrale di Campagna, ore 11.30, Santa Messa

 

 

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16 Dic
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Formazione Missionaria | “Missione è venire alla luce”

Lunedì 15 dicembre, alle ore 20.00, la Parrocchia Cuore Immacolato di Maria a Pastena, Salerno, ospiterà la seconda tappa del cammino itinerante di formazione missionaria per l’anno pastorale 2025-2026.

L’incontro, promosso dal Centro Missionario Diocesano, si intitola “Missione è venire alla luce”. In questo tempo di Avvento, l’appuntamento si offre come un’occasione preziosa per riflettere sulla vocazione missionaria come cammino che rischiara la vita e annuncia la speranza.

Il percorso è aperto a tutti coloro che desiderano vivere un momento di crescita e preghiera comune, con un invito particolare rivolto ai gruppi di animazione missionaria delle comunità parrocchiali.

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15 Dic
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CEC | Custodire ogni vita, accompagnare ogni sofferenza

La Conferenza Episcopale Campana ha inviato un documento, dal titolo Custodire ogni vita, accompagnare ogni sofferenza, a tutte le chiese della regione, con l’obiettivo principale di formare le coscienze su un tema particolarmente sensibile e attuale.

 


Custodire ogni vita, accompagnare ogni sofferenza

Nota Pastorale dei Vescovi della Campania sul “fine vita”

 

  1. Il Vangelo della vita

“Tutti noi viviamo grazie a una relazione, cioè a un legame libero e liberante di umanità e di cura vicendevole”. A volte però “s’invoca la libertà non per donare la vita, bensì per toglierla, non per soccorrere, ma per offendere”: così si è espresso Papa Leone XIV in occasione del Giubileo delle Famiglie, dei Bambini, dei Nonni e degli Anziani, il 1° giugno di quest’anno.

Su questo tema e, in particolare, sulla discussa questione del “fine vita”, interpellati anche dal dibattito politico e da tante situazioni di dolore, a conclusione del Giubileo della Speranza, con paterna sollecitudine desideriamo rivolgerci a voi, fedeli delle nostre Chiese, e a tutte le donne e gli uomini di buona volontà della Campania. Ci sta a cuore, infatti, la causa della vita, come ci stanno a cuore anche i malati terminali, alcuni dei quali, in situazioni particolari, arrivano a chiedere di essere assistiti nella scelta estrema di porre fine alla loro vita.

“Il Vangelo della vita sta al cuore del messaggio di Gesù”: queste le prime parole dell’Evangelium vitae di San Giovanni Paolo II. L’anniversario dei trent’anni di quella Lettera Enciclica e la pubblicazione della Dignitas infinita da parte del Dicastero per la Dottrina della Fede, ci offrono l’opportunità di riaffermare con forza la centralità della persona umana e il valore inviolabile della vita.

Questa nota nasce come risposta all’emergere di derive sempre più drammatiche, quali l’eutanasia, il suicidio assistito e l’abbandono terapeutico, e intende essere uno strumento di accompagnamento pastorale e culturale per le nostre comunità cristiane, perché siano sempre più testimoni credibili del Vangelo della vita. In un tempo in cui si fa strada una cultura della morte, alla luce del Vangelo e del Magistero della Chiesa, desideriamo rinnovare il nostro “sì” alla vita, alla cura, all’accompagnamento amorevole di chi soffre.

  1. La persona al centro: la sua dignità in sé e in relazione

La Dignitas infinita afferma con chiarezza che ogni essere umano possiede una dignità intrinseca, inalienabile, incommensurabile, che non dipende da qualità accidentali o da capacità funzionali, ma dalla sua natura di creatura fatta a immagine e somiglianza di Dio (Gen 1,26). Questa dignità, radicata nella creazione e redenta in Cristo, non viene mai meno, nemmeno nella malattia, nella sofferenza, nella disabilità o nella fase terminale della vita.

L’antropologia cristiana afferma una visione integrale della persona, che unisce corpo, psiche e spirito, e la riconosce come essere relazionale, chiamata alla comunione con Dio e con gli altri. Ogni tentativo di ridurre l’uomo a semplice individuo, misurabile secondo criteri di efficienza o autonomia assoluta, è contrario al Vangelo.

  1. La vita: dono e compito

L’Evangelium vitae ci ricorda che la vita non è un diritto assoluto e soggettivo, ma un dono ricevuto, da accogliere con gratitudine e custodire con responsabilità. Essa è un bene primario, fondamento di ogni altro diritto, e pertanto non può essere soppressa, nemmeno per ragioni di compassione.

Nel contesto culturale odierno, dominato da un paradigma tecnocratico e individualista, è urgente riscoprire la dimensione sacrale della vita, che interpella la coscienza personale e collettiva. Il dono della vita implica anche il dovere di promuoverla, sostenerla e difenderla, specialmente là dove essa è più minacciata.

  1. La sofferenza e la morte nella luce pasquale

L’esperienza del dolore e della morte interroga profondamente l’uomo e la sua fede. La risposta cristiana non si esprime in una fuga dalla realtà, ma nella condivisione e nella speranza. Cristo, con la sua Passione e Risurrezione, ha redento anche il dolore, trasformandolo in via di salvezza.

La Lettera Samaritanus bonus dell’allora Congregazione per la Dottrina della Fede sulla cura delle persone nelle fasi critiche e terminali della vita, ci ricorda che la vicinanza al malato, l’accompagnamento nella sofferenza, il prendersi cura fino alla fine, costituiscono un atto di amore e di giustizia. La sofferenza non è mai inutile: vissuta nella fede, può diventare luogo di purificazione, di comunione con il Crocifisso Risorto e di testimonianza.

  1. Il no all’eutanasia e al suicidio assistito

Nel ribadire con forza il “no” della Chiesa all’eutanasia e al suicidio assistito, vogliamo farci eco della parola chiara del Magistero: nessuna legge può legittimare atti che sopprimono intenzionalmente una vita umana innocente.

Tali pratiche, anche quando motivate da pietà o dal desiderio di evitare il dolore, rappresentano una grave violazione della dignità umana e un fallimento della società nel suo compito di accompagnare, sostenere, amare. Esse minano il fondamento della convivenza civile e rischiano di alimentare quella “cultura dello scarto” da cui tante volte ci ha messo in guardia Papa Francesco.

  1. Il sì alla cura e alle cure palliative

Affermare il valore della vita significa dire un “sì” pieno e convinto alla cura, evitando ogni accanimento terapeutico o intervento sproporzionato. Curare significa prima di tutto “prendersi cura” della persona, non solo della malattia. Le cure palliative rappresentano oggi una risposta etica e scientifica adeguata alla sofferenza, capace di lenire il dolore, accompagnare con dignità e offrire sostegno umano e spirituale. Purtroppo, anche nella nostra Regione, però, esse sono adottate solo in minima parte: di fatto la legge sulle cure palliative non ha visto ancora una piena attuazione. Con la Presidenza della CEI, mentre auspichiamo che al più presto “si giunga, a livello nazionale, a interventi che tutelino nel miglior modo possibile la vita, favoriscano l’accompagnamento e la cura nella malattia, sostengano le famiglie nelle situazioni di sofferenza”, ribadiamo la necessità che le cure palliative siano “garantite a tutti, in modo efficace e uniforme in ogni Regione, perché rappresentano un modo concreto per alleviare la sofferenza e per assicurare dignità fino alla fine, oltre che un’espressione alta di amore per il prossimo” (Nota del 19 febbraio 2015).

In questa prospettiva le cure palliative sono da considerarsi atto di giustizia e di carità, non rappresentano semplicemente un’opzione clinica, ma un dovere umano e sociale. La Chiesa le considera una risposta concreta e pienamente conforme all’etica cristiana, perché alleviano il dolore e la sofferenza senza provocare la morte, accompagnano la persona con rispetto e prossimità e mettono al centro il paziente e non solo la malattia. Secondo la Dottrina Sociale della Chiesa, il bene comune richiede che lo Stato garantisca l’accesso universale ed equo alle cure palliative. Chiediamo con forza, perciò, che le strutture sanitarie, pubbliche e private, siano sempre più dotate di unità di cure palliative e che il personale sia formato secondo una visione integrale della persona. La cura non è solo un dovere professionale, ma una vocazione all’amore.

  1. L’impegno pastorale: prossimità, accompagnamento, consolazione

Come Pastori, ci sentiamo chiamati a promuovere una pastorale della vita che sappia essere prossima, accogliente, concreta. Le nostre comunità diventino sempre più “case della misericordia”, luoghi dove chi soffre possa trovare ascolto, sostegno, preghiera. Invitiamo, perciò, i presbiteri, i diaconi, le consacrate e i consacrati, gli operatori pastorali e tutti i fedeli laici a farsi “buoni samaritani”, capaci di fermarsi accanto all’umanità ferita. Ogni parrocchia promuova “il ministero della consolazione”, che coinvolga anche medici, psicologi e volontari, per accompagnare gli ammalati e le loro famiglie. Ai cappellani, ai consacrati e ai tanti volontari che operano nelle strutture per anziani e malati chiediamo di essere segni luminosi di speranza e di coinvolgere le comunità cristiane in questo servizio così prezioso.

  1. Educare alla vita, formare le coscienze

Il Catechismo della Chiesa Cattolica dedica ampio spazio alla cura della vita anche nella fase terminale e al rifiuto dell’accanimento terapeutico e dell’eutanasia. Si tratta di una vera e propria sfida culturale per la quale si richiede un forte impegno educativo. In un tempo in cui aumentano fenomeni di violenza anche tra i giovani, è necessario formare le coscienze al rispetto e all’amore per la vita, al senso della fragilità, al valore della solidarietà. Le scuole, gli oratori, i gruppi giovanili devono essere luoghi dove si coltiva una “cultura della vita”. Anche nei percorsi di iniziazione cristiana, dei nubendi, come pure nella catechesi permanente, la Comunità cristiana, mentre annuncia la bellezza della vita nuova in Cristo, è chiamata a formare ogni persona al servizio alla vita come risposta concreta a una precisa istanza evangelica (cfr. Direttorio per la Catechesi, 2020).

Nei cammini di formazione si dia, perciò, ampio spazio alla conoscenza dei santi educatori e della carità, modelli concreti a cui ispirarsi. Pensiamo ad esempio a San Camillo de Lellis, patrono degli ammalati e degli ospedali; a Santa Teresa di Calcutta che ha testimoniato la carità verso i morenti; a San Giovanni Paolo II, il Papa della Salvifici Doloris che ha vissuto nella carne la sofferenza con dignità e fede, annunciando la “grazia della debolezza”. Non possiamo dimenticare, inoltre, i tanti testimoni di santità delle nostre terre, primo fra tutti Giuseppe Moscati, il medico santo che “vedeva Cristo stesso nel malato, che, nella sua debolezza, nella sua miseria, nella sua fragilità e insicurezza, a lui si rivolgeva invocando aiuto; vedeva chi gli stava innanzi come una persona, un essere in cui c’era un corpo bisognoso di cura, ma anche un essere in cui albergava uno spirito pur esso bisognoso di aiuto e di conforto” (San Giovanni Paolo II Omelia della canonizzazione, 25 ottobre 1987). Sarebbe, però, importante riscoprire anche la testimonianza di tanti “santi della porta accanto” che sono stati segno dell’amore di Dio per gli ammalati e i morenti.

Tutta la comunità credente potrebbe trovare occasioni significative di sensibilizzazione, formazione e crescita. Anche ai medici, agli infermieri, agli operatori sociosanitari e a quanti sono impegnati nel sociale, si offrano cammini di formazione per aiutarli a discernere e a scegliere, rigettando ogni forma di “falsa compassione”, affinché riscoprano la grandezza della loro vocazione che è curare, accompagnare, mai abbandonare. La clausola dell’obiezione di coscienza deve essere salvaguardata come espressione di libertà e responsabilità etica. Anche ai politici e a quanti operano a servizio del bene pubblico sia offerta una opportuna formazione.

  1. Appello alla società civile, alle istituzioni e ai politici

La vita non è un affare privato. Chiediamo con forza alle istituzioni pubbliche di difendere e promuovere la vita in ogni fase e condizione. Chiediamo che si tutelino i più deboli, che si garantisca l’accesso universale alle cure, che s’incentivino le cure palliative e ci si opponga con chiarezza all’eutanasia e al suicidio assistito. “La legge naturale – ci ha ricordato Papa Leone XIV nel Giubileo ai Governanti – universalmente valida al di là e al di sopra di altre convinzioni di carattere più opinabile, costituisce la bussola con cui orientarsi nel legiferare e nell’agire”.

Domandiamo, perciò, sul “fine vita” leggi giuste che tengano conto delle reali necessità dei cittadini e siano espressione di un confronto il più ampio possibile, libero da logiche di parte ed eventuali strumentalizzazioni. A riguardo ci preoccupano le recenti iniziative regionali, intraprese in Campania come in altre Regioni, e riteniamo, in linea con le sentenze della Corte Costituzionale, che la sede naturale per legiferare su un tema così delicato debba essere il Parlamento. Ai politici, in particolare, chiediamo di avviare, su questo tema, una riflessione profonda, sulle basi della dignità della persona. A loro domandiamo uno sguardo non parziale sui diritti della persona in ogni fase della sua vita, e in particolare nei momenti di massima vulnerabilità. Con Papa Francesco riteniamo di dover ricordare loro che quando si parla dell’uomo, vanno tenuti presenti tutti gli attentati alla sacralità della vita umana: “È attentato alla vita la piaga dell’aborto. È attentato alla vita lasciar morire i nostri fratelli sui barconi nel canale di Sicilia. È attentato alla vita la morte sul lavoro perché non si rispettano le minime condizioni di sicurezza. È attentato alla vita la morte per denutrizione. È attentato alla vita il terrorismo, la guerra, la violenza; ma anche l’eutanasia. Amare la vita è sempre prendersi cura dell’altro, volere il suo bene, coltivare e rispettare la sua dignità trascendente” (Discorso all’Associazione Scienza e Vita, 30 maggio 2015).

  1. Testimoni del Vangelo della vita

“Se manca la base religiosa e la speranza della vita eterna, la dignità umana viene lesa in maniera assai grave, come si constata spesso al giorno d’oggi, e gli enigmi della vita e della morte, della colpa e del dolore rimangono senza soluzione, tanto che non di rado gli uomini sprofondano nella disperazione”: così scrivevano i padri conciliari nella Gaudium et spes. A sessant’anni di distanza, quelle parole appaiano oggi quanto mai attuali, anzi profetiche.

“Noi, invece, – ci ha ricordato Papa Francesco – in virtù della speranza nella quale siamo stati salvati, guardando al tempo che scorre, abbiamo la certezza che la storia dell’umanità e quella di ciascuno di noi non corrono verso un punto cieco o un baratro oscuro, ma sono orientate all’incontro con il Signore della gloria” (Spes non confundit, 19).

Questa certezza viene dalla fede nella vita eterna, la stessa che permise a Francesco d’Assisi, anche quando la sua vita fu sfigurata dal dolore e dalla sofferenza, di cantare “Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra morte corporale”: una fede che ci responsabilizza.

Le Chiese della Campania, perciò, nel ribadire il “sì” incondizionato alla vita, consapevoli della loro vocazione a essere madri amorevoli, voci profetiche, testimoni credibili del Vangelo della vita, in un tempo segnato da guerre e conflitti, dalla paura della sofferenza e dalla tentazione della morte procurata, scelgono di essere “popolo della vita e per la vita” (Evangelium vitae, 6).

Costruiamo insieme una cultura della cura e seminiamo la speranza!

Consegniamo questo cammino a Maria, Madre della Vita, che ha saputo accogliere, custodire, accompagnare, offrire. A Lei affidiamo ogni madre, ogni padre, ogni malato, ogni medico, ogni comunità, le donne e gli uomini della Campania. Con Lei, Donna sotto la Croce, vogliamo proclamare: la vita è buona, sempre, anzi “cosa molto buona”!

Nota-fine-vita-CEC

 

 

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11 Dic
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Novena di Natale 2025

L’Ufficio Liturgico propone il libretto da utilizzare nelle comunità in preparazione al Santo Natale; i testi sono stati curati dall’Ufficio per la Pastorale Familiare.

Il tempo della Novena di Natale ci raduna, ancora una volta, attorno al mistero della nascita di Gesù, luce che splende nelle nostre notti e spezza ogni rassegnazione. In questi giorni di attesa, desideriamo volgere lo sguardo alle nostre famiglie: luoghi fragili e preziosi, attraversati da fatiche e bellezze, da desideri e preoccupazioni, ma sempre bisognosi di una speranza che sia più grande delle nostre sole forze.

Come equipe di pastorale familiare diocesana abbiamo pensato un cammino che ci aiuti a riscoprire che la speranza non è un sentimento vago, ma una presenza. È Cristo che viene ad abitare le nostre case, a guarire ciò che è ferito, a ridare fiducia dove sembra regnare il buio, a rimettere in moto relazioni che rischiano di spegnersi.

La speranza cristiana nasce dal Vangelo e si alimenta nella vita quotidiana: nei piccoli gesti di cura, nelle parole che sostengono, nel perdono che riapre strade, nella scelta di volerci bene nonostante i limiti. È una speranza concreta, che trasforma la famiglia dall’interno e la rende testimonianza per il mondo.

Durante questa Novena ci accompagneranno la Parola di Dio, brevi riflessioni e semplici segni che potranno essere vissuti da tutti: coppie, bambini, giovani, anziani, e da ogni famiglia che desidera accogliere il Signore che viene.

Chiediamo allo Spirito Santo di aprire il nostro cuore e di preparare la nostra casa interiore, perché questo Natale non sia soltanto una festa, ma un incontro che rinnova.

Affidiamo il nostro cammino alla Santa Famiglia di Nazareth: da loro impariamo che la speranza si custodisce insieme, nella preghiera e nell’amore, passo dopo passo.

 

 

 

Di seguito il link per scaricare il libretto:

 

 

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10 Dic
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Determina RUP num. 125 prot. 1577

Decreto legislativo n° 36/2023 – art. 62 – aggregazioni e centralizzazione delle committenze. art. 16 del Regolamento funzionamento Stazione Unica Appaltante

Determina di liquidazione oneri centrale unica di committenza “Diocesi associate” relativi alle procedure di affidamento:

  • servizio professionale di collaudo statico
  • lavori
  • servizio professionale di collaudo tecnico – amministrativo

Relative all’intervento denominato “Interventi di sicurezza sismica della chiesa di Santa Maria Solditta – Buccino (SA)” .

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05 Dic
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Indicazioni dell’Arcivescovo per la Tutela dei Luoghi Sacri e della Salute Pubblica

La Chiesa nell’accompagnare i suoi figli nel passaggio dalla morte alla vita, custodisce con cura la dignità dei luoghi sacri e offre ai fedeli un sostegno spirituale autentico.
Per questo, alla luce delle norme canoniche e civili vigenti, e per garantire il rispetto della santità delle nostre chiese e la tutela della salute pubblica, con il Decreto Arcivescovile che segue, vengono richiamate alcune indicazioni necessarie.

 

 


 

Di seguito si riportano la delibera e le leggi regionali richiamate nel decreto:

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